FAENZA CALCIO: I NOSTRI VALORI, I NOSTRI OBIETTIVI.

 

Qual è il motivo per un cui una società investe nel proprio settore giovanile? Le risposte possono essere davvero disparate, ma se ponete questa domanda a un dirigente del Faenza Calcio, vi sentirete rispondere sicuramente cosi: “creare una prima squadra composta interamente da giocatori formati calcisticamente in casa nostra”.

Può sembrare un’utopia al primo impatto, ma dalle parti di via Medaglie d’Oro si può già affermare che i primi risultati in questo senso siano incoraggianti. Infatti, analizzando le squadre di Promozione  e di Eccellenza Emiliano-Romagnole, il Faenza Calcio è tra le poche realtà (o forse l’unica) ad avere la totalità dei fuoriquota provenienti dal proprio settore giovanile, a partire dai ’94 Gavelli e Savioni, per arrivare al classe ’98 Lanzoni, passando per i ’96 Liverani, Morini, Melandri e Poggiolini e i ’97 Valli, Linari e Piraccini.

«Nonostante quest’estate ci siano stati proposti in prestito tanti fuoriquota da realtà professionistiche non abbiamo esitato a puntare sui nostri ragazzi, sul nostro Settore Giovanile.

Siamo quindi contenti per quanto fatto fino ad ora e questi dati dimostrano che stiamo lavorando bene: cerchiamo di fare in modo che da ogni annata escano quattro o cinque giocatori in grado, un giorno, di poter vestire la casacca della prima squadra. Non è facile, ma attraverso un programma a lungo termine possiamo riuscirci» - commenta Nicola Cavina, il Direttore Tecnico societario, che poi aggiunge - «Innanzitutto, mi preme sottolineare come già da quest’anno, in cui i fuoriquota obbligatori vanno dal ’94 al ’97, abbiamo iniziato già nella preparazione di Agosto a provare alcuni ’98  (con Lanzoni che ha già esordito e segnato, conquistandosi sempre più spesso un posto da titolare)». Ad ora, oltre al già citato Lanzoni, un altro ragazzo del ‘98 che si sta allenando in pianta stabile con Mister Fiorentini è Franceschini, mentre  Amerighi e Marchi hanno svolto con la Prima squadra l’intero richiamo di preparazione di Gennaio; per quanto riguarda invece i ’99, è già dal mese di Gennaio che a rotazione i ragazzi più meritevoli vanno a misurarsi con Capitan Melandri, Mattia Nicolini e Matteo Negrini, giocatori che hanno militato in categorie importanti (Serie B, Lega Pro) e che hanno tanto da trasmettere ai nostri giovani ragazzi.

Ma come si fa, nel concreto, a raggiungere un obiettivo così difficile? Innanzitutto, l’idea di fondo del Faenza è quella di privilegiare la qualità a dispetto della quantità. A partire, infatti, dalla categoria Esordienti,  formiamo una sola squadra per ogni annata, in modo che i rispettivi tecnici possano seguire più da vicino e in maniera meno dispersiva il proprio gruppo di ragazzi. «Cerchiamo di fare in modo che i nostri allenatori vengano messi nelle condizioni migliori per svolgere il loro lavoro. Per prima cosa, mettiamo loro a disposizione le strutture agonistiche il più possibile adatte alle loro attività, a partire dai campi in sintetico di San Rocco; poi, mensilmente organizziamo delle riunioni nelle quali possono confrontarsi sui temi tecnico-tattici da seguire nei loro allenamenti, che approfondiamo sia con l’ausilio di video che con l’aiuto di dimostrazioni pratiche. Inoltre, cerchiamo di dare loro delle linee guida, lasciandoli nello stesso tempo liberi di esprimere il loro credo calcistico» - dichiara ancora Cavina.

Al primo posto, però, com’è giusto che sia in un settore giovanile, ci deve essere il divertimento. Un ragazzo, infatti, non può venire al campo volentieri se manca la componente ludica, fondamentale soprattutto nelle tenere età. Come di consueto, ogni allenamento si conclude con la partitella finale, importante sia da un punto di vista psicologico che tecnico, perché permette di ricreare le situazioni di gioco proposte negli esercizi. «Al primo posto, mettiamo quello che io chiamo un “divertirsi seriamente”; un ragazzo, quando gioca a pallone, deve essere prima di tutto sereno, ma allo stesso tempo consapevole di essere in una società che crede in lui e nel suo potenziale. Sarebbe molto bello per noi poter fare in modo che in una città come Faenza ci sia una società importante, organizzata, che abbia una prima squadra interamente formata da giocatori cresciuti in casa. In questo modo si verrebbe a creare un senso di appartenenza, una sorta di simbiosi tra i giocatori e la maglia che indossano, che porterebbe poi i nostri giocatori a scendere in campo con motivazioni diverse rispetto a quelle degli avversari, cosa che può fare la differenza quando si parla di campionati.»

Chiaramente, però, tutto questo non implica che se un ragazzo ha i numeri e le potenzialità per andare a giocare in una società più forte, egli non sia libero di farlo. Infatti, anche per questa stagione, il Faenza ha rinnovato una collaborazione con il Cesena Calcio (la più grande realtà calcistica in Romagna) che per ora sembra funzionare, considerando che anche quest’anno ben due giocatori sono andati a giocare tra le file dei bianconeri. Sempre per restare in tema di partnership, bisogna ricordare l’accordo siglato dal Faenza Calcio con le varie società limitrofe che regola lo scambio di giocatori limitatamente al settore giovanile. Sono diversi i ragazzi che, dopo essere cresciuti calcisticamente in una fra Dinamo, Reda, Borgo Tuliero, Granarolo e Modigliana, hanno poi vestito la casacca Manfreda, così come quelli che per cercare più spazio hanno fatto il percorso inverso. Al momento, l’accordo riscuote consensi da entrambe le parti in causa.

È vero: è ancora presto per poter dare un giudizio definitivo. Quel che è certo però, è che a Faenza qualcosa, a livello giovanile, si sta muovendo. E se il buon giorno si vede dal mattino, la strada intrapresa, seppur impervia, ha tutta l’aria di essere quella giusta.

 

Andrea Voria

Leave a reply